Roberto Buonanno: Dal Successo di Tom’s Hardware Italia alla Nobile Causa per il Collega Vittima di Attentato

Roberto Buonanno

Nel mondo della tecnologia e dell’informazione digitale dove la presenza diventa fondamentale abbiamo avuto il piacere di intervistare Roberto Buonanno Imprenditore, uomo di grande valore che ha dimostrato il suo impegno anche su questioni sociali.

Roberto ci ha dato grandi spunti di riflessione in questa Intervista esclusiva.

Come è nata la tua passione per il mondo digitale e la tecnologia, e come hai deciso di combinare la tua carriera manageriale con quella di influencer?

Sono del 1975 e la mia passione per il mondo della tecnologia è nata quando ero ancora bambino. Arrivano le primordiali console da videogiochi e io rimango folgorato! Rompo le scatole ai miei genitori fino a che non me ne comprano una e da lì inizia una lunga avventura.

Sono passato da Intellivision a Commodore 64, Atari ST, Gameboy, Commodore Amiga, Super Nintendo, la prima Playstation. Insomma una vera infanzia da nerd! Però a quei tempi, i primi videogiocatori avevano un grande vantaggio: i giochi non erano tradotti in italiano e quindi, volente o nolente, dovevi imparare l’inglese! E le piattaforme dei tempi non erano nemmeno così user friendly come quelle di oggi, di conseguenza se volevi giocare, dovevi diventare uno smanettone in grado di risolvere un sacco di problemi.

Inoltre, ovviamente non esistevano ancora né Internet né i Social Network e quindi metà della mia giornata la passavo fuori casa, a giocare a pallone o a spasso con gli amici. E quindi c’era un equilibrio tra il tempo passato allo schermo e quello a contatto con il mondo reale.

Fatto sta che come calciatore non avevo grandi speranze, ma grazie alle migliaia di ore passate sui videogiochi ho imparato le lingue straniere, la programmazione e le skill che mi hanno portato a trovare con una facilità spiazzante i primi lavori come tecnico informatico.

A 20 anni infatti già guadagnavo cifre mensili superiori a quelle della maggioranza degli adulti, perché, negli anni ’90 del secolo scorso, nelle corporation c’era una fame incredibile di persone che lavorassero come IT expert. E quindi ho fatto esperienza in aziende come Cocacola, Nestlé, Mediaset, Santarosa e altre ancora.

E quindi, come ho deciso di diventare manager di content creator?!?

Mi considero un imprenditore attivo nel mondo dei “new media” da oltre vent’anni. So cosa stai pensando: “Come fai a lavorare nei NEW media da vent’anni? Non sono diventati vecchi ormai?” 😄. Ma mi definisco così perché io e le mie aziende ci aggiorniamo costantemente, evolvendo insieme alle nuove forme di comunicazione e intrattenimento.

Nel 2003 ho lanciato l’edizione italiana di Tom’s Hardware, che era l’online magazine tecnologico più popolare al mondo. Oggi, dopo oltre 20 anni tomshw.it è tuttora una testata giornalistica di primo livello in Italia. Nei primi anni 2000, le testate online erano considerate una novità.

Noi che lavoravamo “nell’online” eravamo visti come giornalisti di serie B rispetto ai colleghi della carta stampata. Rapidamente però, i giornali “di carta” si sono avviati verso il declino e il mondo online è andato sotto i riflettori. Ma sapevo che non sarebbe durata, perché si affacciavano i primi Social Network e mi sembravano qualcosa di troppo impattante per non lasciare il segno.

E quindi, per continuare a innovare e non perdere il mio “titolo” di pioniere, ho lanciato una divisione dedicata all’Influencer Marketing: Tom’s Hardware Network, ribattezzata in In-Sane Management nel 2021. Dal 2012 al 2022, ho avuto la fortuna e il privilegio di lavorare con i più grandi YouTuber italiani e alcuni di loro, come Jakidale o St3pny, sono entrati nella nostra realtà con 1.000 o meno iscritti e poi hanno raggiunto milioni di follower. Certo, il merito è al 90% loro ma io e il mio team un po’ del nostro ce l’abbiamo messo!

 

In qualità di manager e influencer, come vedi l’evoluzione del marketing digitale in Italia, specialmente con l’ascesa dei social media e delle nuove piattaforme di comunicazione?

 

Per me non esiste un marketing online e uno offline. Il marketing è uno solo con questa definizione. Il marketing è “l’insieme di strategie e azioni eseguite allo scopo di posizionare un marchio al primo o ai primissimi posti nella mente di una persona che si accinge a compiere una decisione d’acquisto”.

Sintesi di questo scioglilingua: il marketing fornisce assist al reparto vendite. Devo soddisfare un bisogno o risolvere un problema? Lo farò comprando il prodotto o servizio che mi viene per primo in mente. E mi viene in mente perché qualche bravo marketer mi ha bombardato con una serie di comunicazioni, mirate ed efficaci, che mi hanno instillato il pensiero che la migliore crema spalmabile alla nocciola è…

Oggi più che mai, specialmente in Italia dove la maggior parte delle aziende sono micro o piccole, titolari e/o CEO devono diventare ambasciatori delle proprie aziende. E per farlo devono attuare una strategia di pubblicazione di contenuti sui Social Network con i quali mostrare le proprie competenze e quelle del proprio team.

Da che esiste la pubblicità, non è il prodotto migliore che si vende di più, ma quello maggiormente pubblicizzato. E quindi oggi le PMI italiane hanno poca scelta; il mondo dei social va affrontato in modo attivo. Alcuni potrebbero pensare che basta solo spendere soldi in “Ads” sulle varie piattaforme per vendere alla grande e avere la presenza sui social tanto agognata. E invece no, serve anche una strategia di contenuti per avere una portata organica che mette ulteriormente in leva le campagne pubblicitarie.

Non è un caso che, da meno di un anno, ho aperto una divisione che fornisce proprio servizi di strategia e pubblicazione di contenuti social alle aziende.

 

Qual è il progetto o l’iniziativa che hai avviato di cui sei più orgoglioso, e quali sfide hai dovuto affrontare per realizzarlo?

 

Potrei citare la creazione della mia agenzia per influencer, che poi ho venduto a fine 2022 con un ottimo profitto. Ma l’iniziativa della quale sono più orgoglioso è stata la raccolta di fondi a favore della famiglia di un nostro collega coinvolto in una tragedia incredibile.

È il 17 agosto 2017: Ramblas di Barcellona, un terrorista si scaglia con un camion sui pedoni ne uccide 17. Uno di questi è il nostro amico e direttore commerciale, Bruno Gulotta, che muore di fronte alla compagna e ai due figli.

La mia vita cambia per sempre e imparo una lezione fondamentale: non ci sono molte sicurezze nella vita, gli esseri umani sono sempre a un passo di distanza dalla felicità così come dalla disperazione. Con il mio team, ci rimbocchiamo subito le maniche, lanciamo una raccolta fondi e iniziamo a ricevere il supporto di migliaia di italiani.

Grazie al tamtam mediatico, tutti parlano della tragedia e tutti i colleghi giornalisti rilanciano l’iniziativa benefica. E poi, arriva anche il grande Max Pisu, che organizza uno spettacolo indimenticabile, il cui intero incasso è devoluto in beneficienza alla nostra iniziativa. Tra le star che partecipano gratuitamente ci sono talenti come Mario Biondi, Ron, Gioele Dix, Nino Formicola, Enzo Iachetti e molti altri.

La Fondazione Bruno Gulotta, realizzata allo scopo di gestire le donazioni, raccoglie oltre 190 mila euro e si estingue nel 2021 con l’acquisto di un appartamento per la famiglia di Bruno. È stata un’esperienza forte, che mi ha insegnato molto sulla natura degli esseri umani, soprattuto in senso positivo!

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